1918 MONTE GRAPPA | Giuseppe Perrozzi


Macchina del tempo impostata. Destinazione Italia, Vasto, casa Perrozzi, anno 1899. Dai vetri della macchina del tempo - appannati causa viaggio interdimensionale - assistiamo alla nascita del piccolo Peppino, ovvero Giuseppe Perrozzi. Giusto il tempo di fare un brindisi e riprogrammiamo la macchina con destinazione Lanciano, Chiesa di Santa Maria Maggiore, tarda notte del 1918.
Peppino è inginocchiato sui gradini della Chiesa, mancano 2 giorni prima della sua partenza per la guerra e lui è intento a pregare la Madonna affinché lo faccia tornare sano e salvo dai suoi amatissimi genitori.
Peppino ha oramai 18 anni, suona la chitarra, canta, magari ha pure la morosa, è appassionato di poesia e scrittura, ma ha appena dovuto abbandonare l'ultimo anno del liceo. La patria infatti ha chiamato, si trova in grave pericolo e ha dovuto richiedere l'aiuto ai ragazzini del 1899. Giuseppe ha risposto con coraggio e incoscienza giovanile, vuole partire per il fronte, vuole combattere a tutti i costi, non vuole tirarsi indietro e nascondersi dal sacrifico che la Storia ha richiesto alla sua generazione.

No, non è la trama di un film di fantascienza. Mi rendo conto che quando si parla di un 18enne che ama la patria e lotta per essa si rischia sempre di sfociare in quelle cose un po' alla Star Wars... ma no, in questo caso è tutto vero. Per questo ho voluto aggiungere il dettaglio della macchina del tempo, per bilanciare il tutto con qualcosa di più  ragionevole e concreto. Ovvio, no?

Torniamo a noi...
Peppino viene inquadrato nella 887^ batteria 70 cannoni da montagna è viene spedito sul Monte Grappa, caposaldo 11, puntatore al 3° pezzo. Rimane sulla Sacra montagna dall'aprile 1918 fino alla fine della guerra e qui, tra un rischio e l'altro, si mette a scrivere il suo diario. 304 pagine che raccontano una piccola e incredibile storia che si intreccia con la Storia dotata di S maiuscola... quella che stava cambiando per sempre le sorti del mondo.

Ma eccovi ora un'altra storia...
Piero Tessaro - classe 1944 - nasce nel bellunese (come il sottoscritto) e ad un certo punto decide di dedicare la sua vita - o almeno una buona parte di essa - alla riscoperta e conservazione della memoria storica dei territori del Feltrino e del Trevigiano. Questa avventura lo porta ben presto alla scoperta di Peppino e del suo diario. Le sue preziose pagine vecchie di 100 anni vengono diligentemente curate da Piero che le arricchisce con l'album fotografico di guerra del Perrozzi stesso ed infine il tutto viene affidato all'esperienza e professionalità della DBS edizioni che pubblica ufficialmente il tutto.
Peppino, Piero e la DBS hanno fatto tutto questo enorme sbattimento per noi... non ci resta che comprare il libro e spargere la voce. Fare clic qui di seguito, grazie: COMPRA 1918 MONTE GRAPPA.

Il buon Peppino in questi 7 mesi di Grappa (inteso come guerra sul Monte Grappa) fa praticamente di tutto tranne che l'artigliere. Il coraggio, l'intelligenza e l'affidabilità che lo contraddistinguono lo getteranno nel mezzo delle situazioni più pericolose come la riparazione delle linee telefoniche in condizioni estreme fino ad arrivare alla permanenza nella Pattuglia E durante l'assalto finale... si troverà talmente in prima linea da avere i nemici alle spalle!
Perrozzi corre in lungo e in largo, arrancando sui più impervi sentieri del massiccio del Grappa, sempre sotto il letale bombardamento nemico che modella la montagna come se fosse una scultura di marmo... un eterno ricordo della guerra e della malvagità umana.
Lui con la penna e l'inchiostro ci sa fare davvero bene. La descrizione delle sue giornate è semplice e incredibile allo stesso tempo. Semplice per lo stile adottato, incredibile per gli avvenimenti raccontati. Diciotto anni di ragazzo che pensa e ragiona come un adulto. Dovrebbe passare il suo tempo a debellare l'acne giovanile e invece rischia la ghirba ad ogni singolo minuto della giornata.

Che poi... dalle foto sembra sempre che i ragazzini di quella generazione non abbiano i brufoli. Ci avete mai fatto caso? Ok, sto pensando a voce alta, forse è meglio darci un taglio!

In questo periodo stanno venendo alla luce un sacco di diari di guerra (evviva) tutti simili e allo stesso tempo così diversi fra di loro. Qual è l'elemento che contraddistingue il diario del Perrozzi dagli altri? Perché insomma dovreste imbarcarvi nella lettura di questa ennesima testimonianza?
I motivi che mi sento di darvi sono addirittura 3... sit back, relax e prendete appunti.
  • Non è un diario di un fante, ma di un artigliere. Vi assicuro che la vita nelle profondità delle caverne del Grappa è assai diversa da quella delle trincee di prima linea... e ovviamente dovete assolutamente approfondire la questione.
  • 7 mesi sono circa 200 giorni. 200 giorni sono circa 4.800 ore. 4.800 ore sono circa 290mila minuti. Leggendo le pagine del diario e facendo dei rapidi conti da salumiere ogni 5 minuti piovevano almeno una ventina di bombe di grosso calibro in un raggio di almeno 500 metri attorno a Peppino Perrozzi e ai suoi commilitoni. Il 30% di questi missili ameno un paio di morti li faceva. Pensate anche solo per 20 secondi a come ci si potrebbe sentire a vivere per tutto quel tempo in queste condizioni. Post-traumatic stress disorder? A quel tempo manco sapevano cosa fosse.
    Considerando che oggigiorno ci sentiamo stressati perché dopo la domenica solitamente viene il lunedì, ecco che dovremmo subito vergognarci del nostro essere delle fighette impenitenti. Calcoli del salumiere a parte (sono davvero fatti a caso eh) vi assicuro che nel leggere le pagine di questo diario sarete avvolti da questa sensazione di precarietà della vita in modo veramente pesante... c'è da impazzirci.
  • Last but not least... la descrizione dei momenti prima della battaglia finale sembrano usciti dal film del Signore degli Anelli, mancano solo gli orchi. Ad un certo punto - e siamo a fine Ottobre del '18 - il Perrozzi si trova in prima linea con la Pattuglia E e tutto attorno a lui confluiscono armi e truppe. C'è un tale casino in vista dell'assalto finale che l'eccitazione raggiunge dei livelli da ubriacatura folle. Peppino si fa totalmente travolgere da queste scariche di adrenalina e le parole del suo diario sono talmente coinvolgenti che fanno venire i brividi. Ad un certo punto viene annotato che arrivano anche gli Arditi della brigata Udine e qui si percepisce davvero che in trincea le emozioni sono diventate incontrollabili. Arrivano gli Arditi cazzo! Tutti pompati, cattivi, che ringhiano e sbeffeggiano la morte con il pugnale fra i denti. Arrivano gli Arditi! Ho riletto quelle righe almeno 10 volte.
    Fermatevi a riflettere... siete in guerra da mesi, forse anni, e ad un certo punto la sensazione è quella che tutto possa finire con un ultimo grande sacrificio... e voi vi ci trovate in mezzo, sapete che è la fine, ma non sapete se avrete modo di festeggiare. Io non ce la faccio proprio a immedesimarmi, ma nel dubbio sicuramente mi sarei pisciato addosso inebetito.
Tutto questo vi dovrebbe bastare, giusto? Sono sicuro di si.
Per ovvi motivi anagrafici non posso ringraziare personalmente Peppino per aver avuto il coraggio e la costanza di tenere un diario mentre la fredda ed eterna roccia delle gallerie del Grappa tremava per i bombardamenti, tuttavia con questa recensione spero di poter far conoscere la sua vita a quante più persone possibili.

No, la macchina del tempo non ce l'ho davvero! Era un MacGuffin che mi serviva per attirare la vostra attenzione fin dalle prime righe della recensione. Sono diabolico, lo so.

Comunque sia... tutto questa voglia di far rivivere la memoria non è tanto perché la vita del Perrozzi sia più importante di altre, al contrario è proprio perché è del tutto simile a quella di milioni di altri soldati a cui la Storia ha richiesto un tributo di sangue inimmaginabile (indipendentemente dalla bandiera ovviamente).
No, miei cari soldatini del Grappa (e mille altri campi di battaglia)... non sarete mai e poi mai dimenticati, parola mia!

...Gloria a voi soldati del Grappa!

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